A Taranto inquina di più l’arcinota alle cronache acciaieria, o il parco auto dei suoi cittadini?
Perché ILVA continua a lavorare ed i forni a rimanere accesi?

Scopo di questo articolo è portare il lettore a riflettere sull’argomento inquinamento dal punto di vista tecnico e non emozionale: l’acciaieria inquina ed ha sempre inquinato e su questo fronte non si vuole di centro dimostrare il contrario, ma il rischio è che puntando gli occhi sul mostro, perdiamo di vista il problema di tutti i giorni, che ci porta in giro per la città.

Nella nostra breve analisi – senza alcuna pretesa- ci baseremo su alcuni dati di inquinamento forniti da fonti ufficiali.

Ilva è una acciaieria, composta da altiforni ad impatto ambientale elevato, perché per raggiungere le temperature richieste per fondere i metalli, serve una mole enorme di energia proveniente da fonti fossili, in questo caso principalmente carbone e olio combustibile; gli altiforni hanno un ciclo di vita medio di circa 15 anni e durante questa vita non possono essere mai spenti, causa guasti irreparabili e riaccendere un forno richiede circa un anno di tempo: per questo motivo il ciclo di lavoro è di 24ore 7giorni su 7 e di conseguenza le emissioni.

ILVA è l’acciaieria più grande d’europa ed a livello economico incide parecchio sul nostro PIL nazionale, ovvero siamo attorno allo 0,15 %. Pensare di smantellarla completamente, avrebbe un impatto enorme a livello economico, richiedendo all’italia di approvvigionarsi di acciaio dalla germania: il trasporto dell’acciaio avverrebbe dunque sia su gomma che via treno, con trasporti impattanti su tutto lo stivale italiano, senza considerare la perdita economica e di competitività di tutto il comparto spesso di alta eccellenza, che usa acciaio italiano per vendere in tutto il mondo.

La “questione Ilva” emerge in tutta la sua complessità come problema territoriale e storia del patrimonio industriale gestito male dalla proprietà con l’unico obiettivo del massimo profitto, malafede nella quale si sono imbattuti anche i controllori ed i soggetti intermediari della rappresentanza che non hanno effettuato funzioni di controllo..
Una via di uscita esiste e risiede nel risanamento dello stabilimento, nel pieno rispetto di tutti gli standard tecnici e normativi che garantiscono la tutela e conservazione dell’ambiente e quindi della salute pubblica compresa quella dei lavoratori.
Gli aggiornamenti odierni (23 agosto 2018) sottolineano che la linea intrapresa è ovviamente quella della continuità dell’acciaieria più grande d’europa, ma attraverso un percorso di rispetto ambientale e di stretta osservazione dell’impianto produttivo e di tutte le sue emissioni in ambiente da parte di quella che sarà la nuova proprietà.
Dunque ILVA inquina e lo sappiamo bene. Ed è un mostro ormai sotto controllo costante da parte degli enti preposti. Fuori controllo invece, rimane come sempre il traffico cittadino.
Se l’acciaieria è la più grande d’europa, il parco auto circolante è tra i più vecchi d’europa.
Abbiamo spulciato i dati del Ministero dei trasporti, rilevando che nella città pugliese di Taranto gira una quantità enorme di catorci euro zero, 1, 2 e 3 in prevalenza ad alimentazione diesel, compresi furgoni con oltre dieci anni.
Se i fumi dell’acciaieria sono localizzati in una determinata parte della città, l’inquinamento ambientale dei veicoli a scoppio è capillarmente diffuso e direttamente respirato dai cittadini. L’organizzazione Mondiale della Sanità si è espressa ufficialmente sul tema emissioni locali  diverse volte e sappiamo bene che il diesel è inserito in categoria 1 degli inquinanti,  al pari degli inquinanti emessi dalla stessa ILVA.

Il cambio di direzione deve essere dunque omogeneo passando forzatamente per una conversione locale anche del parco auto, pubblico e privato, al fine di seguire il trend di riduzione degli inquinanti che dovrà rispettare l’azienda: stazioni di ricarica, incentivi regionali all’acquisto ( detassazione ) di veicoli a zero emissioni, bandi per il cambio parco auto pubblico sono alcune delle azioni già portate avanti da molte regioni d’Italia ben meno inquinate di Taranto: girarsi dall’altra parte per concentrarsi solo sul problema acciaieria, sarebbe come propinare veleno ad un malato quando questi si trova in ospedale.

Credits:
Emanuele Morandi, siderweb
Stabilimento ILVA di Taranto PoliTo Lectures
Parco circolante pugliese: dati ufficiali MIT
DIESEL inserito in categoria 1 degli inquinanti, ovvero cancerogeno accertato
Organizzazione Mondiale della Sanità sul tema emissioni locali
Decarbonizzazione: L’ultimo rapporto ENEA
Sostenibilità dell’industria siderurgica in Italia | Introduzione PoliTo Lectures
Industria siderurgica: BREF e compattibilità PoliTo Lectures
Problematiche su Sicurezza e Ambiente PoliTo Lectures
Analisi tecnica dell’altoforno e degli impianti di preparazione delle materie prime PoliTo Lectures •
I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse PoliTo Lectures
Prof. Donato Firrao, Metallurgia, Politecnico di Torino

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